Multimedialità e Multicanalità. Note per un approccio.

4 Ottobre, 2013

di Alberto Pian

Siamo sempre stati diffidenti nei confronti della cosiddetta “didattica multimediale”. Il problema della “multimedialità”, infatti è sempre stato un problema del computer. Per esempio, i sistemi di Microsoft erano pesanti “macchine a stantuffo” che buttavano fuori fosfori verdi quando il Mac già disponeva di QuickTime, il primo vero, formidabile passo avanti per fare del computer un vero strumento multimediale. Ai tempi bui dei PC la didattica aveva compiuto vistosi passi indietro: si poteva solo scrivere, a volte usare delle immagini e basta, oggi la massima espressione di questa “didattica multimediale” è rappresentata da uno strumento arretrato e anticomunicativo come PowerPoint. E’ la didattica delle “slide”. Si tratta di una “multimedialità” povera a scartamento ridotto. E’ certamente meglio un docente in carne ossa con una bella lavagna e i gessetti, di un qualsiasi PC collegato a dei testi colorati con delle clip art che vengono chiamate “slide” o “didattica multimediale”.

Questo incipit provocatorio ci è servito per mostrare come la questione deve essere radicalmente rovesciata e debba esere posta in questo termini: il problema del docente non è mai consistito nel non essere “multimediale”. In quanto essere umano dispone di un solo canale naturale: il proprio corpo. Le tecnologie telematiche e informatiche hanno invece consentito di moltiplicare i canali di diffusione della multimedialità umana. Perciò oggi, finalmente, la didattica può essere definita come “multicanale”. Un documento audio o video oggi può essere distribuito da chiunque ne venga in possesso, attraverso una molteplicità di canali: da iTunes U, da un podcast, da YouTube, da una Web radio, da un eBook che lo contiene, da una rivista digitale, da un’App, da una mail, da un Blog, da una chat, da una videoconferenza, da una piattaforma di e-learning, da un feed di qualsiasi natura, da un disco remoto, da una condivisione WiFi o Bluetooth; senza contare i canali tradizionali: i CD, i DVD, le TV e le radio. Lo stesso vale per la stampa, i filmati e tutti gli altri tipi di dati. Con l’andar del tempo sono aumentati i canali di distribuzione e i device che possono recepire i contenuti grazie a questi canali. Di più: i device sono diventati degli strumenti mobili, personali, sempre connessi, sempre insieme al soggetto. Perciò oggi, finalmente, la didattica può essere definita come “multicanale“.

La multicanalità oggi caratterizza il soggetto in apprendimento. Qualsiasi soggetto, anche il più inconsapevole e il meno preparato sotto il profilo dei dispositivi e dei canali informatici, usa contemporaneamente diversi canali e vive agevolmente in una comunicazione fortemente multicanale, anche se non ne è cosciente.

Ciò significa che per parlare meglio a questi soggetti oggi occorre che le partiche multicanali vengano assunte in modo consapevole nei processi di formazione. In sostanza si tratta di aumentare la partecipazione attiva di qualsiasi apprendente e quindi di spingere molto avanti i processi di apprendimento e il loro successo.

Consideriamo che una pratica è multicanale quando impiega canali diversi e diverse applicazioni per veicolare il medesimo contenuto. A sua volta questo contenuto si presenta in forme diverse a seconda dei canali impiegati. Per esempio, la moderna editoria digitale è orientata alla diffusione multicanale: una medesima pubblicazione richiede veicoli diversi di trasmissione (a stampa, nel Web, in iPad, in PDF, in ePub, ecc.).

Oggi la didattica e la formazione a tutti i livelli, si orientano verso soluzioni multicanali e integrate:

  1. perchè i corsisti e i docenti impiegano già pratiche multicanali: usano diversi strumenti e possono ricevere e trasmettere le risorse in diversi modi, formati e confezioni e quindi possono partecipare attivamente ai processi di apprendimento non solo come fruitori passivi di contenuti, ma come soggetti chiamati a elaborare e condividere i contenuti stessi;
  2. perchè oggi esiste uno strumento come iPad nato esplicitamente per QUESTO scopo: diventare un hub (connettore) che stimola attività multicanali in chi lo usa perchè è in grado di produrre contenuti per tutti i canali possibili collegandoli fra loro in modo semplice e rapido attraverso centinaia di migliaia di applicazioni;
  3. perchè le pratiche multicanali, per essere gestite in un mondo complesso, hanno bisogno di sistemi semplici ed equilibrati, non complessi e perfettamente funzionanti come quello rappresentato da iPad e iOS, che è un sistema stabile, nato per l’insegnamento, il cui primo concept risale al 1986, precisamente per supportare le pratiche di insegnamento e apprendimento attive e multicanali.
  4. perchè progettare una distribuzione e una confezione integrata dello stesso contenuto multicanale è una pratica cognitiva e didattica rilevante. Perciò l’esperienza multicanale coincide con la ricerca di contenuti e con la produzione di oggetti didattici attraverso l’impostazione di una didattica induttiva e fondata sul problem solving e non trasmissiva e quindi anche su “libri di testo” che non devono più essere “libri di testo” ma strumenti di guida, attività, interazione e gioco fra lo studente e il docente.

A questo proposito oggi è completamente desueta e anacronistica una pratica di insegnamento che vede il docente come il depositario di un “sapere” non meglio precisato che continua a erogare con il suo libro di carta onnicomprensivo i cui contenuti, in realtà, sono tutti rintracciabili nel Web e quindi a disposizione del soggetto in apprendimento. Più i dispositivi mobili, personali e sempre connessi si moltiplicano e più la questione determinante non è più quella di trasmettere i contenuti in quanto tale, i contenuti di base, ma di apprendere metodi e pratiche per reperirli, per manipolarli e per trasformarli. Sotto questo punto di vista gli strumenti mobili (iPad, smartphone), Applicazioni e Libri (ePub, MTB, ecc.), sono quegli strumenti che oggi permettono di aprire le porte del mondo multicanale consentendo ai soggetti in apprendimento di assolvere i loro doveri di studio attraverso una interazione eclettica, profonda e variegata.

Perciò una corretta pratica multicanale e attiva non consiste più nello spiegare un contenuto e nell’assegnare un compito, nello svolgere attività concrete (anche di gioco e di narrazione) in rapporto diretto con le fonti, nell’invitare a produrre informazioni sul dato contenuto, nel porre problemi e nel risolverli trovando metodi e strategie opportune. L’insegnante assume la guida di questo processo, insieme ai suoi discenti. Diventa un guida, non più un “trasmettitore” di compiti codificati a una platea distratta. In questo modo ogni soggetto in apprendimento partecipa attivamente al processo e quindi partecipa – essendone coinvolto – anche fuori dalle canoniche ore di lezione in aula. Il soggetto in apprendimento è chiamato a manipolare e produrre contenuti anche in situazione di mobilità e in contesti informali. Questo genera motivazione, spinge la produttività e migliora le performance di riuscita del percorso di apprendimento e quindi determina un avanzamento cognitivo.

Rimanere fuori da questo processo  significa invece far fallire i prossimi impianti di formazione. Essere fra coloro che cercano di governare un processo che non dipende da nessuno, ma che è in atto nel mondo come fenomeno sociale, significa padroneggiare la prossima sfida nel campo della formazione per diversi anni a venire.

 

 

 

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